Il teatro della vita quotidiana
Andy Murray, sconfitto da Federer nella finale di Wimbledon, ha versato tante lacrime da non riuscire a parlare. Dopo Balotelli e compagni, nello sport c'è un nuovo trend: i cattivi che piangono. Guarda il video.
Fa una certa impressione quello che è successo durante la premiazione di Wimbledon 2012. Fa impressione innanzitutto perché lo stadio di Wimbledon non è propriamente il posto più sentimentale che ricordi. Lo sappiamo tutti che la capacità espressiva di uno qualsiasi dei britannici seduti sugli spalti è pari a quella di un bastone da cricket.
Fa impressione, poi, perché Andy Murray è scozzese. In altre parole, non è propriamente il tipo che trasmette emozioni neanche lui. Ma non solo. Andy Murray è famoso per avere un gran brutto carattere.
Eppure, dopo la finale di Wimbledon persa contro il re Roger Federer domenica scorsa, il ragazzo di Glasgow ha pianto così tanto da non riuscire a parlare. Piangeva mentre gli spettatori di Wimbledon piangevano pure loro, come nella scena finale di una storia d'amore tra un giocatore e il suo pubblico.
Dopo la commozione iniziale, Andy iniziava il discorso ringraziando Roger, l'avversario, per poi passare al suo corner e infine a "you, guys", il suo pubblico. È qui che crollava di nuovo, perché "the support has been incredible", e Murray proprio non riusciva a contenere l'irrefrenabile accartocciamento di quel suo volto da bambino in una smorfia di pianto disperato.
Proprio lui, il nervosetto, riusciva a trasformare quel covo di etichetta e di freddezza british in una valle di lacrime.
Già i nostri azzurri del calcio ci avevano stupito con litri e litri d'acqua versata dai loro volti dopo la sconfitta in finale ad Euro 2012, anche quelli più insospettabili come il gigante arrabbiato Mario Balotelli. Anche lui, come Andy Murray, stupiva tutti togliendosi la maschera da cattivo e mostrando al mondo un cuore che soffre e si emoziona.
Tante lacrime dagli sportivi non si erano mai viste e la questione è interessante. Perché ciò di cui abbiamo più bisogno è un po' di verità, e quello che accade nel mondo dello sport potrebbe essere il sintomo di un bisogno più generale di mostrare se stessi, finalmente, e buttare giù la maschera, qualunque essa sia.
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