Filosofo anti-web: "è un arretramento collettivo dell'intelligenza". Nostalgia canaglia

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Raffele Simone, autore del saggio "Presi nella rete", sostiene che siamo tornati indietro alla prima fase dell'intelligenza dell'uomo.

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I discorsi contro il web mi rattristano, soprattutto quelli conditi dalla nostalgia del passato. La nostalgia è quella cosa che ti fa rimpiangere lo stereo a cassette e le Big Bubble. La nostalgia opacizza la realtà e significa un po’ rinnegare il presente. Ma torniamo a noi.

Il saggio è del filosofo 68enne Raffaele Simone e si chiama “Presi nella rete. La mente ai tempi del web“, recensito nell’articolo de L’Espresso.it: “Perché io, filosofo, odio il web”.

Il titolo dell’articolo già suggerire un po’ subdolamente che il web e la filosofia non vadano d’accordo.

Se si prosegue con la lettura, però, si capisce che quella del filosofo è in fondo una sospensione del giudizio mascherata da provocazione. Simone infatti parla di esattamento, concetto opposto all’adattamento: in poche parole, avremmo inventato determinati media prima di avere per essi uno scopo preciso, un po’ come avere le ali e non saper ancora volare.

La fotografia che l’autore del libro fa del presente, però, ritrae nel frattempo una massa di cerebrolesi attaccati a gingilli elettronici e con bisogno compulsivo di comunicare.

L’intelligenza umana sarebbe tornata indietro a prima dell’avvento dell’alfabetizzazione, quando era legata alla “visione e al racconto orale”.

La critica finisce poi col travolgere la cultura dei giovani, che sarebbe ridotta ad un assemblaggio inorganico di fonti prese da google senza criterio.

Non c’è più lo studente che passava mesi e mesi in biblioteca a fare ricerche. Oggi il ragazzo che prende un tema di tesi in una facoltà umanistica, batte subito qualche parola chiave su Google e guarda ciò che viene fuori. Però non sa se quelle cento o mille voci che ha dinanzi sono moderne, antiche, sintesi approssimative, riassunti o elaborazioni dotte, e finisce per citare la “Metafisica” di Aristotele al pari una bufala.”

Ma se il giovane in questione non è in grado di distinguere tra il commento di un utente e un testo di Aristotele, l’opinione di un blogger e la trascrizione di un testo universitario, io dico che ha quanto meno qualche problema di volontà: deve essere quel mio stesso compagno di liceo che nel 1998, quando di internet ce n’era poco e niente, andava in biblioteca a cercare il testo originale di Cicerone per copiare le versioni, o il libro di letteratura da cui scopiazzare il tema di italiano.

E quanto al drogato di tablet e cellulari che smanetta senza contenuto sullo stesso treno del Professor Simone, dubito che una decina di anni fa leggesse Platone durante gli spostamenti.

Insomma, può darsi che siamo tutti ancora un po’ confusi su quale sia l’uso più efficiente della tecnologia, ma che questa sia alla base dei nostri difetti, beh, la trova una forzatura dettata dalla nostalgia. Alla quale dedichiamo, per concludere, un’ode in stile.

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