Lucio Dalla è morto, la gara delle parole sui media

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"Stroncato", "ucciso", un infarto "fatale". Perché questo bisogno di rafforzare il concetto di morte?

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Lucio Dalla stroncato da un infarto”, “Lucio Dalla rimasto ucciso da un infarto”. I media ripetono centinaia di volte la stessa notizia e intanto fanno a gara a chi usa l’espressione più d’effetto.

Perché questi termini? Perché rafforzare il concetto di morte? Non è sufficiente che la persona di Lucio Dalla non sia più qui?

Non sarebbe più intelligente trattare la cosa ricordando che come noi era semplicemente un uomo, per tanto destinato prima o poi ad andarsene?

Non sarebbe di maggior sollievo ascoltare le sue canzoni e rendersi conto che tuttavia anche un uomo può essere immortale? Non sarebbe più utile lasciarsi andare alla sua musica ed essere grati all’universo per avercelo mandato? Invece di dire che è stato “stroncato”, “ucciso”, colpito da un infarto “fatale”?

Perché questo perverso godimento generalizzato? Perché cercare in tutti i modi di amplificare il contrasto tra la poesia della sua persona e la brutalità della morte? Non ce n’è alcun bisogno, che Lucio fosse un uomo ce lo ricordiamo tutti.

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