Il teatro della vita quotidiana
Qual è il confine tra passione e dipendenza? Tra desiderio dell'altro e debolezza?
Fece scandalo nel 1888, questo testo di August Strindberg, e qualche sospiro stupito lo solleva anche adesso tra il pubblico dell'Eliseo, che non si aspetta certe parole, nè certe scene, ma soprattutto probabilmente non si aspettava la messa in scena tanto spietata della lacerazione che può dilaniare un animo umano.
Dopo l'interpretazione di Anita Garibaldi nella fiction di Raiuno, Valeria Solarino torna per la seconda volta sul palcoscenico e interpreta i panni intensi e spiazzanti della Signorina Giulia.
Si gioca tutto sullo scontro tra estremi opposti, su quel confine sottile che se valicato può portare alla rottura di un equilibrio e all'esplosione delle due metà.
La scena si apre in cucina, regno dei servitori del conte, mentre dal salone arriva la musica esuberante della festa di Mezza Estate. Ma la signorina Giulia irrompe presto in questo luogo che non le appartiene violando così la separazione tra i due mondi e lacerandone il confine, con un solo passo oltre la soglia.
Il rapporto servitore- padrone si ribalterà nella morbosa dipendenza psicologica della signorina Giulia, che poco a poco sprofonda nella propria debolezza, da Giovanni, il servo. Entrambi, quando instaurano una relazione sessuale, si rivelano molto diversi da quello che si erano mostrati nella prima scena.
Il superamento di quella soglia è solo l'inizio del vortice in cui Giulia prende a sprofondare, in una rottura sempre più dilaniante che mette in discussione tutto il suo essere.
Strindberg ebbe una vita tormentata. Riteneva, si dice, che qualunque opera dovesse rispecchiare la vita del proprio autore.
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