Il teatro della vita quotidiana
Centodieci minuti di imbarazzo. Un film inspiegabile.
Un film brutto può sempre capitare di andarlo a vedere, uno se ne fa una ragione. Se però si tratta del sequel di un altro film che ti era piaciuto, e se l'idea di base (in questo caso il rovesciamento nord-sud) ha la potenzialità per essere divertente almeno quanto il primo, ci resti male.
Solo che Benvenuti al nord non è solo brutto. È inspiegabile. La sensazione è che la sceneggiatura sia stata scritta in un quarto d'ora. O forse non sia stata scritta affatto. Sketch da quattro soldi e per lo più noiosi, affastellati insieme in un ammasso confuso di scenette senza un filo conduttore.
Personaggi che ti scappano di mano, te li perdi. La storia qual è? Boh. Il momento culminante del film? Non c'è.
Forse è la scena in cui il personaggio di Siani decide di pagare il conto della cena con i colleghi: ecco, probabilmente è questo il picco emotivo. O forse si tratta della scena del raduno degli alpini, in cui Bisio e Siani si riappacificano con le rispettive mogli, ma scusate, di quest'altra preferirei non parlarne affatto, mi crea un certo imbarazzo.
Comunque non mettiamo alla forca nessuno, né il regista né gli autori né gli attori. A tutti può capitare di sbagliare, qualche volta. E in questo caso si tratta di un errore molto grosso.
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paola
per i soldi, un lavoro fatto in fretta, ma mi chiedo la morale di questo film è condivisa da Bisio Rossi e Finocchiaro? perchè se è così allora è vero esistono gli ambigui, "la scoperta del diverso qui diventa un elegante ma neanche tanto velato razzismo" da sole 24 ore