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Oltre il Giardino: un attualissimo Peter Sellers del 1979

Martedì 13 Dicembre 2011, 18:18 in Recensioni di

A volte capita di vedere un vecchio film e restare di sasso perché scopri che certe riflessioni sono valide in tutti i tempi e tutti i contesti. Oltre il Giardio è un film del 1979 con uno strepitoso Peter Sellers.

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A volte capita di vedere un vecchio film e restare di sasso, perché scopri che certe riflessioni sono valide in tutti i tempi e tutti i contesti. Pensavi che ciò che ti circonda fosse il frutto del caso e del momento, e invece contiene un germe assolutamente universale. Forse il nostro mondo offre molte meno combinazioni possibili di quello che ci piaceva credere. Come in un gioco di matrioske (e anche di profezie), questa riflessione è in fondo anche il contenuto del film.

Oltre il Giardio è un film del 1979 con uno strepitoso Peter Sellers. Un giardiniere sempliciotto e quasi autistico ha vissuto tutta la vita nella casa di un vecchio signore di Washington, dividendo il suo tempo tra la cura del giardino e la televisione. Il mondo che conosce, il suo spazio mentale è fatto soltanto da queste due cose.

Quando il vecchio muore, il giardiniere si ritoverà catapultato nel mondo esterno, dove per una serie di casualità finirà niente meno che per essere considerato come prossimo Presidente degli Stati Uniti. La semplicità del suo linguaggio, fatto di riferimenti verbali ai cicli della natura e atteggiamenti fisici imitati dal piccolo schermo, lo porteranno ad essere scambiato per detentore di grande saggezza e sottile ironia.

Tratto dal romanzo "Presenze" del polacco Jerzy Kosinski, Oltre il Giardino sovrappone diversi strati di significato.

Il primo è la vuotezza del mondo mediatico e in particolare della televisione, che pure in qualche modo ha finito con l'essere il linguaggio egemone e autorevole al di sopra di ogni altro.

Il secondo è  l'ingenuità dell'essere umano che non ha armi contro l'illusione, ed è portato a credere ciò che vuole e che i propri schemi mentali gli suggeriscono, incapace di giungere ad una verità in qualche modo oggettiva.

Il terzo, aggiungerei, è un messaggio di natura più filosofica, che ci ricorda come l'universo e l'esistenza ruotino intorno a principi semplici ed universali, riscontrabili tanto nell'economia quanto nell'agricoltura, nell'avvicendarsi delle stagioni come nel susseguirsi dei cicli del poterere, che riguardano qualunque essere vivente a qualsiasi livello, in maniera totalmente indipendente da concetti arbitrari come il "prestigio sociale" o la "cultura". L'effetto di senso è la dissacrazione totale delle gerarchie e delle caste.

A tessere le fila di questi messaggi è la storia di un uomo, esempio assoluto di purezza, che vive al di sopra (o al di sotto) di tutto e tutti e che in quel suo mondo autoreferenziale e limitato, indipendente da ciò che intorno a lui accade, conduce la sua minuscola, indifferente, perfetta esistenza, mentre gli altri gli attribuiscono significati propri.

(Sotto la scena finale, anche se suggerirei di vedere il film per intero)

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