Il teatro della vita quotidiana
Tempo fa non immaginavo che Alfonso Luigi Marra facesse sul serio. Ora ha fondato un partito, e per promuovere le sue tesi contro le banche fa spogliare la sua alleata di sempre Sara Tommasi, davanti ad un bancomat.
Di Alfonso Luigi Marra ho già scritto, riscritto e riscritto ancora. Un fenomeno della comunicazione come questo, pensavo, non va lasciato andare via così, senza che gli sia dedicato almeno un po' di confuso stupore.
A quei tempi non immaginavo che Marra facesse sul serio. Ora ha fondato un partito (ne parla Economia e Finanza 2.0), e per promuovere la sua iniziativa - un referendum contro i privilegi delle banche - ha messo in atto una geniale trovata pubblicitaria: Sara Tommasi, sua inseparabile alleata, si alza la gonna in mezzo alla strada, davanti ad un bancomat ovviamente. QUI il video della "performance".
Al di là dello humor involontario contenuto nelle varie tappe di questa vicenda - dal video con la stessa Sara Tommasi travestita da Bin Laden a quello con Ruby Rubacuori che sempre in mutande (una divisa di partiro, ormai) parla di signoraggio bancario, all'incomprensibile digressione di Marra in un terzo video con Aida Yespica e Sara Tommasi l'immancabile, allo strategismo sentimentale eccetere eccetera - inizio a vederci qualcosa di più.
Propongo un'interpretazione del fenomeno Marra come un effetto collaterale di una certa cultura che si è diffusa da noi, fatta da un mix di politica mal riuscita e mass media incontrollati. L'idea che con una bandiera qualsiasi, molti soldi e un linguaggio di larga presa (leggi: starlette in mutande) si possa arrivare ovunque. Che il fine (della visibilità su larga scala) giustifica i mezzi. L'idea rassicurante, anche se svilente per l'intelligenza umana, che non è necessario che un concetto sia comprensibile (quelli di Marra non lo sono, anche se non dubito che lui li abbia molto chiari nella sua testa), perchè l'importante è "crederci", l'importante è l'appeal, qualunque esso sia, anche quello di un corpo esposto senza un buon motivo. L'idea che un sedere al vento valga sempre la pena di essere mostrato.
Marra ha le sue idee - a forza di ascoltarlo credo di aver addirittura capito come il concetto di strategismo sentimentale si inserisce nel resto delle sue teorie - e ha deciso di proporle, a tutti i costi, e qualcuno che lo segue lo trova anche. Temo (per lui) che le sue doti comunicative non siano così potenti, però. Magari mi sbaglio? Sono molto, molto curiosa di seguire le prossime puntate.
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