Il teatro della vita quotidiana
Praticamente, che il lavoro sia la nostra rovina non è in discussione: si tratta solo di capire in che modo ci distruggerà. Dettagli di una certa importanza. A voi la scelta: di che morte volete morire?
Praticamente, che il lavoro sia la nostra rovina non è in discussione: si tratta solo di capire in che modo ci distruggerà.
Dettagli di una certa importanza. A voi la scelta: di che morte volete morire?
Questo studio scientifico pubblicato sulla rivista BMC Psychiatry vi aiuta a rispondervi.
Dunque, c'è prima di tutto chi lavora troppo: la ricerca li chiama i frenetici.
Sappiamo bene chi sono: in poche parole quelli che ci credono molto. Puntuali, presenti, proattivi, compiaciuti, ambiziosi. Scoppiano presto, sappiatelo.
Poi ci sono i cosiddetti consumati, quelli che fanno lo stesso lavoro nello stesso posto per più di 16 anni: tranquilli, coi tempi che corrono non vi succederà mai.
Infine i sottoutilizzati, cui sono affidate mansioni al di sotto delle loro capacità e senza opportunità di crescita: il classico laureato con 110 e lode che fa le fotocopie e porta il caffè al capo. Scoppia presto pure lui, anche se per motivi opposti alla prima categoria.
In sintesi per resistere a lungo alla tortura del lavoro dovete trovarne uno che non vi mette troppo alla prova ma che nemmeno mortifichi le vostre capacità, che non sia troppo monotono ma nemmeno troppo ricco di imprevisti, che si rinnovi ma solo al punto giusto, che vi dia la giusta dose di stimoli.
In poche parole: scordatevelo, e rassegnatevi a scoppiare presto.
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