Il teatro della vita quotidiana
Al primo accenno alle possibili dimissioni di Berlusconi, ecco spuntare l'ipotesi di un "governo tecnico" transitorio. Una vera illuminazione e in un certo senso un incomprensibile paradosso. Ma non dovrebbe essere sempre tecnico, un governo?
Non mi ero mai soffermata sul concetto di "governo tecnico" prima dei fatti di questi giorni.
Se ne è iniziato a parlare al primo accenno delle possibili dimissioni di Berlusconi: ecco l'ipotesi di un governo tecnico e transitorio.
Una vera illuminazione e in un certo senso un incomprensibile paradosso.
C'è infatti una cosa che mi sono sempre chiesta: come è possibile che un Paese perda l'occasione di scegliere i propri Ministri e il loro Primo tra quanti si distinguono per avere le maggiori competenze in un dato settore, e dimostrano con il loro lavoro e il loro comportamento di essere in grado di ricoprire meglio di chiunque altro quel ruolo?
Come è possibile che i meccanismi della politica siano così insensati da mettere davanti a tutto un concetto non meglio precisato di "identità politica" (concetto astratto e autoreferenziale temo, che gira a vuoto su se stesso da un bel pezzo) e non la competenza, la capacità concreta di agire del mondo reale, di prendere decisioni utili e giuste, la lungimiranza, la credibilità, il senso di responsabilità, l'etica, l'apertura mentale, la passione per la conoscenza, la cultura, la concretezza?
Tutte doti che in genere appartengono a coloro che siamo soliti mandare in Europa, dato che lì queste doti sì che contano, tenendoci per noi tutti gli altri, salvo poi rispolverare i primi quando serve un "governo tecnico" di emergenza.
Non dovrebbe allora essere sempre tecnico, un governo?
Leggo poi su wikipedia che "governo tecnico" indica un governo dalla sbiadita identità politica. Il governo tecnico sarebbe cioè un governo politicamente neutro.
Ne dovrebbe derivare allora che il governo tecnico abbia qualcosa in meno di un normale governo, e cioè la capacità e l'intenzione, attraverso la "tecnica" che risulterebbe così una condicio sine qua non, di esprimere un indirizzo politico. Ne deriverebbe anche al contrario che un normale governo sia già un governo "tecnico", con in più la capacità di far suo un "indirizzo politico".
Inutile perder tempo a constatare che così non è: quando c'è di mezzo la questione della "politica", i requisiti "tecnici" che pretendiamo dai nostri governanti e che da essi ci vengono proposti calano in maniera preoccupante. È un paradosso tremendo.
Posso tranquillamente affermare che personalmente rinuncerei senza problemi alla capacità del mio governo di esprimere un "indirizzo politico", purché fosse sempre un governo tecnico.
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