Il teatro della vita quotidiana
A volte l'ignoranza per godere dell'arte è un bene: ne sono certa. Da ignorante di danza quale sono, sono andata a vedere Raffaele Paganini nel balletto "Diario di un Americano a Parigi".
Da ignorante di danza quale sono, sono andata a vedere Raffaele Paganini nel balletto "Diario di un Americano a Parigi" al Teatro Quirino di Roma.
A volte l'ignoranza per godere dell'arte è un bene: ne sono certa. Come sono certa che non sarò l'unica a vedere lo spettacolo senza intendersene di danza. E allora, per tutti gli ignoranti come me, vediamo che è successo.
Mi sono lasciata trascinare dalla danza e dalla musica, senza prestare attenzione alla storia. Della storia di Gershwin, in effetti, non mi è arrivato quasi nulla. La danza, però.
Per apprezzarla devi riuscire a lasciare andare. Conosco molte persone che non amano il balletto, almeno tante quante quelle che non sanno lasciarsi andare. Se ce la fai, però, è come un'onda che ti porta. Ti dissolvi in un flusso emotivo tutto tuo. Quando finisce svegliarsi è difficile, e scontrarsi con la realtà affollata della coda di gente in uscita dal Quirino.
Raffaele Paganini è la star del palcoscenico. All'uscita ho sentito un signore affermare che "non si è sprecato troppo". Nella coreografia, intendeva. Personalmente, questo suo "non sprecarsi" è stato ciò che ho apprezzato di più.
La differenza tra lui e gli altri ballerini era che, mi pareva, gli altri erano ballerini: si mettevano lì e ballavano, facendo bene la loro parte. Lui, era come se non ballasse. Lui sul palco "era" e basta. Sì certo, piroettava, roteava in aria braccia e gambe, ma non contava che tipo di arte fosse. Il suo muoversi avrebbe potuto essere musica, pittura, scultura, poesia, e allo stesso tempo niente di tutto questo. Gli altri ballavano, lui era solo se stesso davanti a tutti noi. L'ho scoperto ieri. Un grande.
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