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L'incanto del cinema: un'interpretazione di Carlo Castellaneta

Venerdì 30 Settembre 2011, 11:00 in Ipse Dixit di

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Ho appena iniziato a leggere il romanzo "Le donne di una vita", di Carlo Castellaneta, pubblicato da Mondadori nel '93. Riporto qui un brano che - se pure non contenga rivelazioni particolari - mi ha colpito in modo soffuso.

Il protagonista spiega il senso di quel piacere irrinunciabile provocato dalla visione di un film al cinema:

 Sebbene del cinema conoscesse perfettamente gli inganni e gli artifici, Stefano era tuttavia un consumatore insaziabile. La sua capacità di goderne era rimasta intatta negli anni, sicché ogni volta che nella sala si faceva il buio, sprofondato nella sua poltrona di platea egli provava la sensazione di cominciare un viaggio in qualche territorio dove non era mai stato, a volte con piacere infantile, più sovente rassegnato ad annoiarsi, sapendo che anche un brutto film gli avrebbe regalato qualcosa, perché ogni volta, davanti alle immagine che scorrevano sul grande schermo, la sua inquietudine si placava. Anche il tempo veniva cancellato e con esso gli avvenimenti del mondo esterno,ciò che contava era quello che si svolgeva nella pellicola e dentro la sua mente, era come ritrovar un antico se stesso, una maniera tranquilla di giudicarsi insieme al proprio passato, commisurando le sue personali esperienze alla storia che accadeva sotto i suoi occhi [...]

(pag. 8)

 

(L'immagine è presa da Flickr)

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