Il teatro della vita quotidiana
Credevo che Riccardo Scamarcio fosse un divo schivo, introverso, di poche parole. Ma all'incontro di ieri dal titolo "I Montecchi e i Capuleti dei giorni nostri", tenutosi al Teatro Eliseo di Roma e organizzato da Upter in occasione dello spettacolo Romeo e Giulietta, ho dovuto ricredermi completamente.
Giovanni Floris, moderatore d'eccezione dell'incontro, incentrava il discorso sulla questione estremamente attuale - e che Shakespeare sia sempre attuale non lo abbiamo mai messo in dubbio - delle contrapposizioni scontate che, come quella insensata e sciocca tra Montecchi e Capuleti, banalizzano il nostro modo di pensare, in tutti gli ambiti della società.
Floris parlava dunque di politica e di come i dibattiti, televisivi e non, si facciano sterili intorno a divisioni pre-stabilite: destra-sinistra, berlusconiani-antiberlusconiani.
Scamarcio, alla prima occasione di interrompere Floris, ha afferrato il microfono ed estinto per sempre ogni mio dubbio sulla sua presunta timidezza. Ha proferito un appassionato discorso, quasi da agitatore di folle, contro la politica, l'economia, il "capitalismo" e la globalizzazione. Occhio che tra un'ora vai in scena, veniva da dirgli.
"I politici ci hanno rubato la scena" ha detto poi, "il mio narcisismo di attore soffre".
Dopo essere stato rimesso al suo posto da Floris - con pacate argomentazione sulla necessità di rinnovare anche le categorie concettuali da lui usate, come il concetto stesso di capitalismo - Riccardo si è calmato, iniziando forse a concentrarsi sul ruolo di Romeo che gli sarebbe toccato di lì a poco.
Romeo e Giulietta di Valerio Binasco rientra in un'idea di Teatro nuova e vincente di cui in Italia abbiamo davvero bisogno, perchè mette insieme qualità e grande pubblico: i posti per lo spettacolo sono esauriti da mesi prima del debutto.
Faceva giustamente notare Floris che è anche e soprattutto nel modo di vedere e fare la cultura che abbiamo bisogno di categorie nuove, che ci facciano andare oltre le sterili contrapposizioni snobistiche che non portano da nessuna parte.
Uno spettacolo che porti molto pubblico a teatro a vedere Shakespeare, "sfruttando" un divo del cinema molto amato, significa proprio andare oltre quei modi di pensare che contrappongono ad esempio cinema e teatro ma anche qualità e pubblico, per scoprire che i due elementi invece possono - e sempre di più devono - andare d'accordo.
Romeo e Giulietta è al Teatro Eliseo di Roma, di WILLIAM SHAKESPEARE, traduzione e adattamento Fausto Paravidino e Valerio Binasco, regia Valerio Binasco, con Riccardo Scamarcio e Deniz Ozdogan
Benigni porta il Risorgimento a Sanremo e riscrive la legge dell'auditel
L'Attivista, il Maniaco-depressivo e il Latitante: fenomenologia dei ruoli nell'…
Bruno Vespa e il concetto di prostituzione: disquisizioni a Porta a Porta
Aspettando Godot e il non-senso dell'esistenza, Ugo Pagliai al Teatro Argentina
L'Amore Difficile, nel Teatro e nella Realtà
To Rome with Love, qualcuno dica a Woody Allen che il 2012 è arrivato anche qui
Carla Bruni batte Sarkozy e Hollande, la vera sfida è la popolarità
Incidente Belen e Stefano, la storia del momento si sposta in "esterna"
Belen e Stefano al Tg5: l'informazione prima di tutto
Crescere significa accettare compromessi?
alle 11:43
Paolo Siciliano
Un buon articolo. :)