Maurizio Battista e la comicità "antifemminile" il giorno della protesta delle donne

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Oggi pomeriggio, mentre le donne protestano nelle piazze di 230 città italiane per “chiedere al Paese di rispettare la loro dignità e i loro diritti”, Maurizio Battista, il comico romano che prende di mira i comportamenti femminili nella vita quotidiana, porterà in scena il suo spettacolo “Sempre più convinto, convintissimo!” al Teatro Olimpico di Roma (in scena fino al 27 febbraio).

Ribadendo che, in mia opinione, trasferire ciò che sta accadendo a livello istituzionale (Rubygate eccetera) su una questione di genere è un improprio quanto controproducente spreco di energie, che rivela la tendenza a voler cristallizzare le dicotomie esistenti (quella uomo-donna, non molto diversa concettualmente da quella destra-sinistra) e che allontana la possibilità di riconoscere e risolvere i problemi veri, preferisco soffermarmi sulla ragione di Battista, una ragione più sensata per concentrarsi sull’opposizione uomo-donna: far ridere

In un’intervista a Radio Rock di ieri pomeriggio Maurizio Battista, 100% persona e 0% personaggio, ha tirato fuori il senso della propria comicità antifemminile raccontando un proprio dolore.

Con naturalezza ha spiegato che il suo accanimento da palcoscenico contro le donne è un po’ la rielaborazione comica del dolore per il divorzio dalla ex-moglie. 


A colpi di battute, come se stesse portando avanti il suo spettacolo, Battista ha descritto una lotta quotidiana contro la solitudine durata anni e un percorso sofferto di uomo, senza smettere di far ridere. “La comicità nasce sempre dal dramma“, ha sentenziato poi come tra parentesi, come se stesse dicendo una cosa ovvia. E si continuava a ridere, senza sfumature di tristezza, ma si aveva effettivamente la sensazione che il confine tra dolore e divertimento fosse sottilissimo.

Henri Bergson (filosofo francese) ha scritto che per ridere ad una scena comica bisogna farsi qualcosa che è un po’ come “un’anestesia del cuore“: diciamo fare appello ad un soffio di cinismo che ci impedisca di compatire la “vittima”, di essere solidale con lei, e che ci permette quindi di riderne. Forse c’è proprio il dolore di ognuno alla base di questa presa di distanza.

Nel caso non lo conosca già, forse a Maurizio Battista interesserebbe sapere che Bergson dice anche che il comico è una sorta di “castigo sociale con cui la comunità individua, respinge e corregge una serie di comportamenti percepiti come contrari allo “slancio vitale”", dato che mi sembra proprio questo il senso della sua comicità.

O forse no, non gliene importerebbe nulla. Ha detto chiaramente che lui si basa solo sull’osservazione del quotidiano, e che delle polpette culturali non gliene importa nulla. Come dargli torto, secondo me la sua in un certo senso è arte lo stesso.

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