Il teatro della vita quotidiana
Facile e comodo, da parte di chi deve giustificare prodotti televisivi scadenti, affermare che la tv non è altro che lo specchio di un Paese, che l'interesse culturale medio degli italiani è infimo, che la legge dell'auditel porta inevitabilmente ad abbassare il livello dei programmi.
Poi però arriva Roberto Benigni, che si mette sul palco dell'Ariston a parlare di Risorgimento - Risorgimento, roba da libro di storia - e 18 milioni di italiani restano incollati davanti allo schermo.
Diciotto milioni: significa un italiano su tre. Il Grande Fratello il lunedì sera fa una media di 5 milioni di spettatori. Meno di un terzo.
Qualcuno dice che Benigni non fa più tanto ridere, qualcun altro che si è montato la testa con la storia di Dante. Qualcuno si chiede se il suo cachet non sia troppo alto. Questo non lo so proprio. Però una cosa la so: che ieri sera l'Italia se ne stava tutta insieme a sentir ripercorrere la storia della propria nascita e il senso della propria identità di Paese.
E che la facile satira contemporanea dei primi minuti - con accenni a Ruby e all'amico Silvio - non sembrava essere stata altro che riscaldamento quando Benigni - che non è un cantante - alla fine del suo monologo ha cantato senza basi l'inno di Mameli, ed era un po' come ascoltarlo per la prima volta.
I fattacci del nostro oggi, a quel punto, sembravano un lontano rumore di fondo, e nell'aria c'era qualcosa come un'energia nuova, tirata fuori dal vecchio.
Stando unita davanti al racconto appassionato della nascita del proprio Paese, l'Italia secondo me ieri sera ha compiuto un'impresa non da poco.
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alle 15:29
anna maria natali
E' veroooo! Il che dimostra che, per attirare l'attenzione su argomenti vecchi e triti, basta ... essere BRAVI come Benigni!
Cioè INTELLIGENTI